[Opera] Bracciale Scultura | Passione | 2012

 

Passione

2012 | 85 x 85 x 23 mm | Bronzo dorato, quarzi

 

[…]

Questa passione è insieme una via luminosa e una via tenebrosa, perché questi due aspetti, luce e buio, si implicano a vicenda, non hanno di per sé alcun valore morale.

Associare la luce al bene e il buio al male non ha senso, tali aspetti appaiono qui nella loro complementarietà senza una contrapposizione intesa in modo assoluto. Come sempre la valorizzazione cambia a seconda del rapporto posto.

La scultura da indossare realizzata da Giordano Pini, mostra in forma plastica i rapporti spazio-temporali della “Passione secondo Miradario”, espressi chiaramente nei seguenti versi:

L’IGNOTO SI FA NOTO

SI RIVELA

E NEL RIVELARSI CANTA

BAGNO

DI UNA SANTITA’-SCONOSCIUTA

CHE PASSA BATTE RIPASSA

TEMPERANDO IL CERCHIO

DEL PERPETUO RITORNO

Lo stesso tema di AION che proponiamo stasera eseguito in forma registrata, si presta a trattamenti strumentali sempre nuovi, con variazioni in forma classica, jazz, o altro, in una sorta di ciclicità illimitata, potenzialmente infinita.

[…]

Si torna così di nuovo all’immagine dell’anello, del cerchio, espresso plasticamente dalla scultura indossabile di Giordano Pini, una sorta di “corteccia lavorata” per usare le parole di Miradario, immagine della “forza del tempo”, inteso come AION (continuo presente).

[…]

tratto dal testo “DeTeatralizzAzione – Passione secondo Miradario” 2012

U.T.C. Ufficio Comunicazione Totola

Stefano Gambini

 

 

 

 

© Fotografia & Design: mixinart.it

 

 

 

 

 

[Opera] Design | Scultura | Tavolo Iceberg | 2008

 

 

Iceberg

2008 | 97 x 43 x 97 cm | Legno laccato, vetro, ottone dorato con incastonata ametista, quarzi citrini e onice vitreo

 

…Le nostre difficoltà quotidiane celano abissi, non sono altro che la punta di un enorme iceberg…

 

 

© Fotografia & Design: mixinart.it

 

 

 

 

 

[Opera] Design | Scultura | Bios e Zoé | 2008

Nel greco antico il termine Zoé (ζωή) indica vita, anche se esistono tre sostantivi che ne rendono il significato: zoé (ζωή), bìos (βίος) e psyché (ψυχή).
Con
Aristotele l’opposizione tra i due termini zoé e bìos diventa spunto di riflessione filosofica per distinguere tra vita naturale ed esistenza politica, tra uomo come essere vivente e uomo come soggetto politico.
Nel mondo greco-romano
Zoé indicava il concetto universale della vita, il “principio della vita” comune a tutti gli esseri viventi; nel Nuovo Testamento il termine viene utilizzato per riferirsi alla “vita eterna”.

Zoé indica la “vita qua vivimus” ossia quella che è l’essenza della vita, la vita naturale, proprietà dell’essere vivente, vita in opposizione a morte; è la vita animale che si immedesima con il ciclo naturale, quella che noi condividiamo con il mondo della flora e della fauna e che corrisponde alla dotazione soggettiva che gli aristotelici chiamavano “anima vegetativa e sensitiva”. L’uomo che vive la sua zoé è quell’individuo che appartiene ad una data specie, che ha un corpo da nutrire e che è sottoposto a tutte le necessità che riguardano i viventi, compresa la morte. Egli condivide con i vegetali la generazione, la nutrizione e la crescita, e con gli animali le attività percettive e lo spostarsi da un luogo all’altro.

Bios é la “vita quam vivimus” ossia la vita qualificata, di qualsiasi genere che ha un inizio e una fine; è qualcosa di diverso e riguarda tutte le facoltà superiori dell’uomo. Si tratta di una vita orientata agli obiettivi liberamente scelti dalla ragione che fanno dell’esistenza della persona qualcosa di unico e irripetibile e quindi avente un valore proprio e irriducibile a quello della specie. Il bìos è la vita che l’uomo conduce nel diritto e nella libertà. La dotazione spirituale – conferita alla persona dal solo fatto di essere uomo e di cui la ragione e le altre suddette facoltà superiori sono manifestazioni ed espressioni più o meno evidenti – è condizione e garanzia del bìos. Proprio perché la vita umana, pur essendo in parte zoé, la trascende e diventa bìos, acquisisce un valore assoluto che esclude ogni intervento teso ad appropriarsene e/o a manipolarla.

All’uomo insomma appartiene ogni decisione sul come vivere, perché il valore del suo essere in vita non dipende dalla sua volontà.

In Bios eZoé l’artista vuole esaltare l’energia primordiale e porre l’attenzione sull’attesa e sulla speranza della nascita di una nuova vita data dalla presenza di tre uova, due all’interno del nido e uno all’esterno, realizzate in bronzo dorato con quarzi citrini ed ametiste.

Pini osserva continuamente gli elementi naturali che concorrono alla formazione del micro e del macro cosmo e realizza delle opere che sembrano essere frutto di processi naturali e non della mano dell’artista.

Chiara Innocenti

© Fotografia & Design: mixinart.it

[Opera] Scultura | Danzatore Sciamano | 2007

 

 

Danzatore Sciamano

2007 | H 18 cm | Scultura in argento 800/1000 – Opera creata per Collezione Coinart – Firenze

La Danza Sciamana corrisponde ad una ginnastica al ritmo creato dai corpi celesti, mossi da un energia unica, primordiale, divina. Energia alla quale tutto si deve e il tutto ne beneficia se mantenuta in armonia e in sincrono. Uscire da questo equilibrio si ha l’effetto contrario alla beatitudine. Restare in equilibrio con l’energia primordiale è mantenersi in paradiso.

G.P.

 

 

Giordano Pini è artista orafo e dipinge con pennelli intrisi nei colori delle luci riflesse dalle pietre preziose, con quelli delle superfici lisce o scabrose di metalli nobili quali l’oro ossia il Sole, l’argento ossia la Luna o il rame conduttore delle frequenze vibratorie di Venere.

Ma il Danzatore Sciamano è il risultato del gioco di energie scaturenti da quei labirinti di sentenze che provoca la riconduzione a sé del TAO così come lo recepiscono gli sciamani delle sacre montagne tibetane. Per loro “capire” vuol dire “ricondurre ai propri sé”. Non altrimenti si esprime con la sua opera Giordano Pini.

Per gli sciamani del Tibet la danza con i suoi movimenti consente di porsi in armonia con tutte le infinite referenze e gli addentellati del Cosmo che in greco vuol dire “ordine universale”. Infiniti infatti son i meandri sempre ripercorsi dai pensieri incapaci di trovar pausa e tregua nelle cripte del tempo. In tale Danzatore è posto in bella evidenza l’ombelico nel centro di quel che è il ventre. In greco ombelico si dice “emphatòs”, ed era considerato la depressione da cui è uscito il Cosmo.

Danzare è come sondare lo Spazio (i labirinti) e il Tempo (le cripte) con le infinite probabilità del movimento si da essere conciliati con il Tutto. Lo scopo della vita non è forse quello di accordarsi con quanto ci circonda oltre che con sé stessi? Tale è il significato di quest’opera; non certo un dozzinale portafortuna, bensì un condensatore di FORTUNA che per l’appunto consiste nel “conosci te stesso”, precetto inscritto nel frontone del Tempio di Delfo ove era venerato l’ “emphatòs” e porre così ciascuno di noi col proprio carattere e le proprie facoltà in armonia con l’orbe universo.

Eraclito dice: “il carattere è il destino”.

Per Agostino “Il Fato è la Volontà e il Potere di Dio”.

Decisamente noi non ci apparteniamo.

Tali considerazioni sottace l’opera d’arte che Giordano Pini ha voluto chiamare “Danzatore Sciamano”.

Gianfranco Greco antropologo già professore all’università di Tolosa e all’università di Tokyo

 

© Fotografia & Design: mixinart.it

 

 

 

 

 

 

[Opera] Scultura | Pianeta Musicante dedicato a Marina | 2006

 

Pianeta Musicante dedicato a Marina

2006 | 18 ø x 25 cm | Ottone dorato, acciaio inox.

Scultura donata dall’artista al museo Marino Marini di Pistoia.

L’idea di Pini è sviluppare parte di un pentagramma musicale ideato da Strawinsky nel Settembre del 1948, per la moglie del Marini, Marina (Mercedes Marini, si era cambiata il nome per amore del Marito).

Le note si diffondono nella sfera “mondo”, divulgandosi e donando musicalità. Questa scultura sembra muoversi realmente, grazie al gioco a spirale che l’artista ha dato al pentagramma dove si sviluppano e si appoggiano le note, che toccano lievemente il mondo musicale e si propagano nell’immenso spazio del suono.

 

 

© Fotografia & Design: mixinart.it

 

 

 

 

 

[Opera] Scultura | Terzo Millennio | 1999

 

Terzo Millennio

1999 | 69 x 66 x 05 cm | Legno ed alluminio

 

Si libra nell’aria la Speranza
Che, come un aquilone
Di noi tutti bambini,
Porterà nel terzo millennio
Sogni e promesse attaccate ad un filo
Cordone della vita

Valerio Poli

La capacità di riassumere e di far vedere la realtà dell’attimo presente e il lento trasformarsi del futuro si esemplifica nell’opera “La Storia continua nel terzo millennio”.

Un simbolico aquilone che si libra nel cielo (il futuro), legato ad un filo, al quale si aggrappano due piccole manine di bambini (come modelli ha usato il calco delle mani dei figli, Helen e Walter).

L’artista vuole portare nel nuovo millennio “i sogni e le promesse, come una speranza a cui attaccarsi al cordone della vita”.

 

Le micro-sculture in argento sono state realizzate in serie limitata a 100 esemplari – COINART FIRENZE

 

© Fotografia & Design: mixinart.it