[expo] PareTe – Rituale di Linguaggi – Centro Arte Contemporanea CAB

[EXPO] 20161207 | PareTe – Rituale di Linguaggi di Giordano & Maurizio Pini

Ecco come è nata e si è sviluppata l’esposizione al CAB – Centro per l’Arte Contemporanea di Monsummano Terme.
 
Al CAB è iniziato tutto con una grande opera diretta su muro di Massimo Biagi Miradario estesa appunto su una grande parete ad onda, questa opera fa un po’ da “padrona di casa” ed ha aperto le porte del Centro a sempre nuovi appuntamenti con l’Arte Contemporanea, occasioni per poter essere vista e vissuta… occasioni per confrontarsi con nuovi Artisti e relative esposizioni che si sono susseguite (la nostra è stata la prima dopo quella inaugurale di Massimo Biagi).
 
Per far dialogare il nostro lavoro e riallacciarsi all’opera di Miradario, Io e Giordano abbiamo giocato sulla parola PareTe

PareTe | Tutto ciò che rappresentiamo ci rappresenta, se non direttamente, rappresenta il nostro modo di interpretare…

Una parete può essere scalata, dipinta, aggirata, forata, ammirata, può farci sognare il mondo da cui ci separa… È una metafora infinita.

Come può essere una fonte di spiritualità e di Credo ancestrale.

Le mie immagini sono frutto di un esperienza artistica con Giordano (dal 1995 circa) e con Massimo (dal 2009); con mio fratello è iniziato tutto, con le fotografie alle sue opere, poi sono entrato a far parte dell’Associazione di promozione artistica Gruppo Progetto Karibu con la quale siamo stati gli organizzatori di diverse esposizioni e attività culturali, e parallelamente, sempre insieme a mio fratello abbiamo portato avanti la nostra ricerca artistica sfociata in diverse esposizioni fra cui quella a Firenze agli Uffizi nel 2012.
Questa volta ho presento delle immagini che prendono spunto sia dalla Natura/Onirica che dall’esperienze di reportage, sezionandole, analizzandole, rivelando alcune analogie con l’arte graficista e contemporanea, soprattutto quella di Massimo e di Giordano. Un mio approccio eclettico con delle sfumature marcate verso l’astrazione e l’Arte Contemporanea.
 
La fotografia come mezzo per riportare “la realtà”… le virgolette sono d’obbligo perché ritengo che essa si compie nell’istante e non può essere rappresentata, ma vissuta… ed ognuno ha la sua personale realtà.
La fotografia si può utilizzare come mezzo espressivo, come base per creare cose nuove, opere in divenire plasmate dalla propria creatività.
L’inizio della serata è stato sancito con la proiezione del mio video RISVEGLI creato per l’esposizione omonima alla Galleria Vannucci Arte Moderna e Contemporanea di Pistoia nel 2013.
 
 
 
 
Al termine Anna Brancolini critica d’arte e padrona di casa, ha informato le persone presenti delle attività passate e future del CAB ;
 
 
 
Successivamente la parola è passata a Diana Toccafondi – Responsabile Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, che ha introdotto il nostro lavoro con un bellissimo intervento sulla ricerca dell’essenza, dello scavare nella memoria ancestrale, dell’andare a indagare in noi stessi per trovare quelle forme e quelle immagini che già abbiamo dentro… “dentro te – appunto Pare-Te”. Questa ricerca porta a nuovi sistemi comunicativi, a nuovi linguaggi, a forme simboliche che danno la totalità dell’esperienza.
 
 
 
Questa mio lavoro di ricerca, di Passione… il mio personale modo di esprimermi… il mio FotoLinguaggio, è sintetizzato in un secondo filmato che raccoglieva alcuni miei scatti dell’interpretazione, elaborazione e sperimentazione delle opere di Giordano e di Massimo, con inserimento di alcuni scatti, estratti da altri miei lavori, ma che mantenevano la solita grammatica visiva usata per questa esposizione, il forte richiamo alla spiritualità dei luoghi, i riti che l’essere umano compie per richiamare questa sacralità, linguaggi visivi ed espressivi per evocare, comunicare o dividere, in un Teatro senza Tempo e senza Fine, con Attori e Spettatori che continuamente si scambiano di ruolo, il primo plasma il secondo che a sua volta rigenera il primo… l’uno eretto a Icona dell’altro… PareTe.
 
 
 

VIDEO > https://www.youtube.com/watch?v=eSM1F5gkioo&t=180s

 

Siliano Simoncini – Curatore e critico d’Arte ha analizzato più nello specifico le nostre opere e l’operato di Massimo, mettendo in luce il connubio di linguaggi espressivi che vive effettivamente fra di noi.
Mio fratello Giordano ha esposto, e fatto indossare, dei gioielli ispirati al senso di PareTe, sulla falsa riga della percezione dell’essere e dell’apparire, di essere esclusi dalle luci della ribalta e di essere noi stessi fonte di luce (su questo gioco ha realizzato anche delle sculture-lampade come oggetti di design che scomponendosi diventano monili).
 
 

 

Come ultimo intervento, Massimo Biagi e Debora Di Bella – artista / scrittore / scultore il primo e attrice / artista la seconda – ci hanno regalato 4 pezzi tratti dal libro d’Artista Miradario. Come prima lettura è proprio dalla prima pagina dell’ultimo libro “Il Canto” arrivato alla pagina 7530 la sera dell’esposizione, poi altri tre scritti dedicati a Giordano, Maurizio e Anna.

 
Termino questo reportage della bella serata con i ringraziamenti a Diana Toccafondi per essere stata curiosa e così disponibile da aver accettato di essere nostra portavoce e guida spirituale nello sconfinato mondo della Memoria; a Siliano Simoncini per la sua attenta analisi critica verso il nostro operato e fonte di reciproca stima ed amicizia; agli altri componenti di questo “dialogo fra linguaggi diversi” Massimo Biagi, Debora di Bella, Anna Brancolini, ed a mio fratello Giordano Pini (grazie a lui ho iniziato a fotografare e vedere “oltre”); per la loro vita dedicata all’Arte, potente cavallo motore che accende negli altri il moto della Passione, del mettersi sempre in gioco, di insinuare nella nostra recondita mente il seme della riflessione profonda.
 
Un GRAZIE speciale va a tutte le persone che si sono lasciate conquistare da questa Passione, e hanno partecipato numerosi alla serata, dove l’Arte e la Cultura sono state il forte legame che ci ha abbracciati e accomunati gli uni agli altri in un Rituale di Linguaggi.
 

 

Maurizio Pini ©www.mauriiopini.com 

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[expo] – Cristina Palandri – Convento di San Pier Maggiore – Pistoia

2010516 Giordano Pini Artista Gioielli Sculture da Indossare - Header Expo Cristina Palandri Pistoia

16 Maggio > 14 Giugno 2013

Convento San Pier Maggiore – Liceo Artistico P. Petrocchi – Pistoia

Inaugurazione giovedì 16 Maggio ore 19:00

Mostra Personale dell’Artista Cristina Palandri – Le Case dei Poeti

Collaborazione su di un Opera ” L ‘ Albero”

 

Immagini Alta Risoluzione:

(Click sull'immagine per ingrandire)

VIDEO


 

 

Cosa dice della sua personale Cristina Palandri

..Sì i poeti! Perché nelle loro opere ritrovo quel sentimento di grande leggerezza e profondità di pensiero, che soprattutto rivela l’autentica spiritualità dell’uomo. Dice Italo Calvino in Lezioni americane: “La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.

Dopo svariati anni di lavoro, mi sono resa conto di aver “percorso” e rappresentato labirinti e “salito e disceso” scale dipingendole, “oltrepassato” mura virtuali; di essere “uscita” ed “entrata” in architetture sognate, che ho disegnato volutamente in maniera sballata … in questo modo la Casa è entrata a far parte della mia vita di artista.

Quando nasce un’idea -e a seguire il progetto- raramente mi affido alla macchina fotografica; per memorizzare ciò che vedo e m’interessa, di fatto ciò che “sento”, preferisco prendere appunti e fare schizzi preliminari, perché è così che l’immaginazione diventa parte predominante per le fasi successive di rielaborazione. Grazie a questo metodo di lavoro, nel tempo, ho rappresentato prospettive non reali, ma psicologiche, personaggi sospesi in silenzi senza tempo, teatrini giocosi o beffardi, interni ironici e crudeli, ma anche carichi di dolore e di bellezza.

Quale visione più profonda, più problematica, poteva suscitare l’idea di “intromettermi” nel mondo dei poeti? Coloro che hanno fatto della loro vita strumento di conoscenza passando dalla sofferenza alla spiritualità, dalla coerenza alla ragione, dalla realtà alla pazzia, dalla terra al cielo, dalla natura alla bellezza, ma sempre e comunque “autentici”.

Cristina Palandri

 

[Opera] Bracciale Scultura | Passione | 2012

 

Passione

2012 | 85 x 85 x 23 mm | Bronzo dorato, quarzi

 

[…]

Questa passione è insieme una via luminosa e una via tenebrosa, perché questi due aspetti, luce e buio, si implicano a vicenda, non hanno di per sé alcun valore morale.

Associare la luce al bene e il buio al male non ha senso, tali aspetti appaiono qui nella loro complementarietà senza una contrapposizione intesa in modo assoluto. Come sempre la valorizzazione cambia a seconda del rapporto posto.

La scultura da indossare realizzata da Giordano Pini, mostra in forma plastica i rapporti spazio-temporali della “Passione secondo Miradario”, espressi chiaramente nei seguenti versi:

L’IGNOTO SI FA NOTO

SI RIVELA

E NEL RIVELARSI CANTA

BAGNO

DI UNA SANTITA’-SCONOSCIUTA

CHE PASSA BATTE RIPASSA

TEMPERANDO IL CERCHIO

DEL PERPETUO RITORNO

Lo stesso tema di AION che proponiamo stasera eseguito in forma registrata, si presta a trattamenti strumentali sempre nuovi, con variazioni in forma classica, jazz, o altro, in una sorta di ciclicità illimitata, potenzialmente infinita.

[…]

Si torna così di nuovo all’immagine dell’anello, del cerchio, espresso plasticamente dalla scultura indossabile di Giordano Pini, una sorta di “corteccia lavorata” per usare le parole di Miradario, immagine della “forza del tempo”, inteso come AION (continuo presente).

[…]

tratto dal testo “DeTeatralizzAzione – Passione secondo Miradario” 2012

U.T.C. Ufficio Comunicazione Totola

Stefano Gambini

 

 

 

 

© Fotografia & Design: mixinart.it

 

 

 

 

 

[Opera] Design | Scultura | Tavolo Iceberg | 2008

 

 

Iceberg

2008 | 97 x 43 x 97 cm | Legno laccato, vetro, ottone dorato con incastonata ametista, quarzi citrini e onice vitreo

 

…Le nostre difficoltà quotidiane celano abissi, non sono altro che la punta di un enorme iceberg…

 

 

© Fotografia & Design: mixinart.it

 

 

 

 

 

[Opera] Design | Scultura | Bios e Zoé | 2008

Nel greco antico il termine Zoé (ζωή) indica vita, anche se esistono tre sostantivi che ne rendono il significato: zoé (ζωή), bìos (βίος) e psyché (ψυχή).
Con
Aristotele l’opposizione tra i due termini zoé e bìos diventa spunto di riflessione filosofica per distinguere tra vita naturale ed esistenza politica, tra uomo come essere vivente e uomo come soggetto politico.
Nel mondo greco-romano
Zoé indicava il concetto universale della vita, il “principio della vita” comune a tutti gli esseri viventi; nel Nuovo Testamento il termine viene utilizzato per riferirsi alla “vita eterna”.

Zoé indica la “vita qua vivimus” ossia quella che è l’essenza della vita, la vita naturale, proprietà dell’essere vivente, vita in opposizione a morte; è la vita animale che si immedesima con il ciclo naturale, quella che noi condividiamo con il mondo della flora e della fauna e che corrisponde alla dotazione soggettiva che gli aristotelici chiamavano “anima vegetativa e sensitiva”. L’uomo che vive la sua zoé è quell’individuo che appartiene ad una data specie, che ha un corpo da nutrire e che è sottoposto a tutte le necessità che riguardano i viventi, compresa la morte. Egli condivide con i vegetali la generazione, la nutrizione e la crescita, e con gli animali le attività percettive e lo spostarsi da un luogo all’altro.

Bios é la “vita quam vivimus” ossia la vita qualificata, di qualsiasi genere che ha un inizio e una fine; è qualcosa di diverso e riguarda tutte le facoltà superiori dell’uomo. Si tratta di una vita orientata agli obiettivi liberamente scelti dalla ragione che fanno dell’esistenza della persona qualcosa di unico e irripetibile e quindi avente un valore proprio e irriducibile a quello della specie. Il bìos è la vita che l’uomo conduce nel diritto e nella libertà. La dotazione spirituale – conferita alla persona dal solo fatto di essere uomo e di cui la ragione e le altre suddette facoltà superiori sono manifestazioni ed espressioni più o meno evidenti – è condizione e garanzia del bìos. Proprio perché la vita umana, pur essendo in parte zoé, la trascende e diventa bìos, acquisisce un valore assoluto che esclude ogni intervento teso ad appropriarsene e/o a manipolarla.

All’uomo insomma appartiene ogni decisione sul come vivere, perché il valore del suo essere in vita non dipende dalla sua volontà.

In Bios eZoé l’artista vuole esaltare l’energia primordiale e porre l’attenzione sull’attesa e sulla speranza della nascita di una nuova vita data dalla presenza di tre uova, due all’interno del nido e uno all’esterno, realizzate in bronzo dorato con quarzi citrini ed ametiste.

Pini osserva continuamente gli elementi naturali che concorrono alla formazione del micro e del macro cosmo e realizza delle opere che sembrano essere frutto di processi naturali e non della mano dell’artista.

Chiara Innocenti

© Fotografia & Design: mixinart.it

[Opera] Scultura | Danzatore Sciamano | 2007

 

 

Danzatore Sciamano

2007 | H 18 cm | Scultura in argento 800/1000 – Opera creata per Collezione Coinart – Firenze

La Danza Sciamana corrisponde ad una ginnastica al ritmo creato dai corpi celesti, mossi da un energia unica, primordiale, divina. Energia alla quale tutto si deve e il tutto ne beneficia se mantenuta in armonia e in sincrono. Uscire da questo equilibrio si ha l’effetto contrario alla beatitudine. Restare in equilibrio con l’energia primordiale è mantenersi in paradiso.

G.P.

 

 

Giordano Pini è artista orafo e dipinge con pennelli intrisi nei colori delle luci riflesse dalle pietre preziose, con quelli delle superfici lisce o scabrose di metalli nobili quali l’oro ossia il Sole, l’argento ossia la Luna o il rame conduttore delle frequenze vibratorie di Venere.

Ma il Danzatore Sciamano è il risultato del gioco di energie scaturenti da quei labirinti di sentenze che provoca la riconduzione a sé del TAO così come lo recepiscono gli sciamani delle sacre montagne tibetane. Per loro “capire” vuol dire “ricondurre ai propri sé”. Non altrimenti si esprime con la sua opera Giordano Pini.

Per gli sciamani del Tibet la danza con i suoi movimenti consente di porsi in armonia con tutte le infinite referenze e gli addentellati del Cosmo che in greco vuol dire “ordine universale”. Infiniti infatti son i meandri sempre ripercorsi dai pensieri incapaci di trovar pausa e tregua nelle cripte del tempo. In tale Danzatore è posto in bella evidenza l’ombelico nel centro di quel che è il ventre. In greco ombelico si dice “emphatòs”, ed era considerato la depressione da cui è uscito il Cosmo.

Danzare è come sondare lo Spazio (i labirinti) e il Tempo (le cripte) con le infinite probabilità del movimento si da essere conciliati con il Tutto. Lo scopo della vita non è forse quello di accordarsi con quanto ci circonda oltre che con sé stessi? Tale è il significato di quest’opera; non certo un dozzinale portafortuna, bensì un condensatore di FORTUNA che per l’appunto consiste nel “conosci te stesso”, precetto inscritto nel frontone del Tempio di Delfo ove era venerato l’ “emphatòs” e porre così ciascuno di noi col proprio carattere e le proprie facoltà in armonia con l’orbe universo.

Eraclito dice: “il carattere è il destino”.

Per Agostino “Il Fato è la Volontà e il Potere di Dio”.

Decisamente noi non ci apparteniamo.

Tali considerazioni sottace l’opera d’arte che Giordano Pini ha voluto chiamare “Danzatore Sciamano”.

Gianfranco Greco antropologo già professore all’università di Tolosa e all’università di Tokyo

 

© Fotografia & Design: mixinart.it

 

 

 

 

 

 

[Opera] Scultura | Terzo Millennio | 1999

 

Terzo Millennio

1999 | 69 x 66 x 05 cm | Legno ed alluminio

 

Si libra nell’aria la Speranza
Che, come un aquilone
Di noi tutti bambini,
Porterà nel terzo millennio
Sogni e promesse attaccate ad un filo
Cordone della vita

Valerio Poli

La capacità di riassumere e di far vedere la realtà dell’attimo presente e il lento trasformarsi del futuro si esemplifica nell’opera “La Storia continua nel terzo millennio”.

Un simbolico aquilone che si libra nel cielo (il futuro), legato ad un filo, al quale si aggrappano due piccole manine di bambini (come modelli ha usato il calco delle mani dei figli, Helen e Walter).

L’artista vuole portare nel nuovo millennio “i sogni e le promesse, come una speranza a cui attaccarsi al cordone della vita”.

 

Le micro-sculture in argento sono state realizzate in serie limitata a 100 esemplari – COINART FIRENZE

 

© Fotografia & Design: mixinart.it